Zenone & De Crescenzo

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peppe
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Zenone & De Crescenzo

Messaggio da peppe » mer lug 12, 2006 6:58 pm

[...]Lo Zero e l'Infinito sono due numeri come tutti gli altri,magari non tanto usati dalla gente comune come noi,ma facilmente reperibili nelle equazioni e nelle formule dei matematici. Questi due strani numeri però ,a differenza di quelli comuni,hanno alcuni eccezioonali requisiti: lo Zero ,ad esempio,moltiplicato per qualsiasi numero,dà sempre zero come risultatro,e l'Infinito,anch'esso moltiplicato per qualsiasi numero,non può dar luogo che a un altro infinito. Ci si chiede allora:che cosa succede quando si moltiplicano tra loro lo Zero e l'Infinito?[...]

Questa è la premessa alla spiegazione dei famosi quattro (*) paradossi di Zenone,fornita da quel simpaticone del partenopeo Ingegnere/Informatico/Filosofo Luciano De Crescenzo,nel suo libro:
Storia della Filosofia Greca I presocratici - Mondadori-1983
--
(*)
1) P. di una distanza da percorre
2) P. di Achille e la tartaruga
3) P. della freccia
3) P. della velocità

Descrivo solo l'ultimo.
Tre giovanotti (presumibilmente napoletani [acuta osservazione mia] ),Antonio,Gennaro e Pasquale,vanno allo stadio. I primi due scendono in pista e si mettono a corre,l'uno in un senso,l'altro nel senso opposto; il terzo amico (che preferisce la piscina [N.d.A.] ) invece non ha voglia di correre e decide di sedersi al centro della tribuna. Dopo un giro di campo, Antonio e Gennaro s'incrociano correndo proprio davanti al posto dove è seduto Pasquale. Ebbene,in quell'istante Antonio visto da Gennaro,sembra essere due volte più veloce di quanto appaia a Pasquale che sta seduto
[...]
Zenone,che crede nel principio della non contraddizione,conclude dicendo:
>
[...]
«Un uomo è come una frazione il cui numeratore è quello che è, e il cui denominatore quello che pensa di sé.
Più grande è il denominatore, minore la frazione.» Lev Nikolàevič Tolstòj(1828-1910).

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