Figure esagonali composte da esagoni regolari.

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maria angelone
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Re: Figure esagonali composte da esagoni regolari.

Messaggio da maria angelone »

buon giorno a tutti. una risposta al quadrato fiorito di Bruno, posizionando un fiore in una diversa figura geometrica, questa volta il rettangolo, un rettangolo...fiorito che dedico a lui.
Un ibiscus nel suo pieno splendore affiancato ad un suo doppio appassito. Lo stesso fiore nato da una pianta sul mio terrazzino fotografato a 24 ore di distanza.
Sì perchè l'ibiscus, non so se lo sapete, vive solo un giorno, ho parlato di lui qualche giorno fa.
Guardo la fotografia e mi viene un senso di inquietudine, penso che cos'è il reale, dove risiede la realtà, è un punto fisso o solo un movimento che scorre. Si certo, lo so, sono gli stessi pensieri che si facevano gli uomini millenni fa, chi risolveva La questione in un modo, chi in un altro. Un'asimmetria di opinioni. Sì, ma io, proprio io, che penso?
A me queste elucubrazioni fanno venire i brividi. Dal mio piccolo inconsistente punto di vista non riesco a localizzare cosa sia l'essenza del reale, un fiore nel suo pieno splendore che concentra nei petali e nei colori un attimo di eternità, o magari è più reale lo stesso fiore raggomitolato, che si abbandona tra le braccia dell'eterno?
Bah, io non lo so.
Ma guardando questa fotografia non posso non pensare ai numeri. Sono ancora meno reali di quel fiore, o invece sono proprio loro l'essenza della realtà?
Il numero sette dov'è, io lo vedo davanti ai miei occhi, lo vedo negli stivali delle sette leghe, nei "sette uomini d'oro", nelle sette note musicali, eppure non c'è nessun sette che è possibile toccare o col quale intrattenere una conversazione.
Il numero sette non esiste, o forse diciamo meglio che è trasparente, come è invisibile pi greco, eppure forse non c'è niente più reale di un numero, il sette come pi grco.
Pi greco che diventa un quadrato fiorito, un quadrato di fiori infiniti, che non hanno mai fine. Forse il reale è proprio nella totalità del suo insieme che supera l'individualità di un punto. Io non lo so.
L'identità di eulero, sembra darmi conforto, un riscontro dei paradossi del pensiero. una formula che a quanto pare non si può capire, non si sa cos'è ma è stata dimostrata, quindi è vera. Una realtà indipendente dalla comprensione dell'intelletto?
E noi esseri umani siamo veri , e se siamo un agglomerato di realtà qual è la dimostrazione del nostro essere reale? Ciò che facciamo, ciò che pensiamo, ciò che progettiamo, tutte e tre le cose messe insieme?
Signori filosofi, signori matematici, signori fisici, per piacere, datemela voi la risposta, io non ce l'ho, e se per caso neanche voi ce l'avete, continuiamo a sognare di trovarla insieme.

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maria angelone
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Re: Figure esagonali composte da esagoni regolari.

Messaggio da maria angelone »

IL Re dei cristalli in un labirinto esagonale

Racconto surreale scritto da mariolina.

Il testo che segue rappresenta la fine del racconto.
Diciamo che l’inizio e la parte centrale sono stati “oscurati”.
Questa volta mi sono divertita a seguire un percorso non euclideo, dando la possibilità agli eventuali lettori, di conoscere la fine del mio racconto, omettendo tutto il resto.
Un percorso, quindi, contrario alla logica corrente, ma in compenso, più sbrigativo, saltare subito alla fine!
Se c’è qualcuno poi, che, letta la fine della storia, sia affetto da masochismo letterario, e voglia fagocitare il resto del racconto, me lo faccia sapere, provvederò a postare il resto della storia.
Se invece lo scritto non interessa proprio a nessuno di voi, poco male, significa che avete avuto cose migliori da fare e mi congratulo con voi, scusandomi per il tempo che vi ho fatto perdere.
In ogni caso buona serata a tutti


... Cristal ascoltava impaziente questo passante. Certamente quella era la storia del suo regno e forse le persone a lui di fronte stavano rattoppando i destini della sua vita in un disegno unitario il cui significato s’apprestava a essergli svelato.
Attratto dalla moltitudine che si era fermata sul posto, s’inserì nel discorso un altro passante: “Ma signori, la storia cui voi alludete non è il frutto di una vostra allucinazione infantile nè il vago ricordo di un aneddoto. Credete a me! Io sono professore di Letteratura orientale ed è fuori di dubbio che voi state parlando di una favola persiana del sedicesimo secolo, di autore ignoto. Ma sì, ora ricordo: “Il re dei cristalli”, un racconto molto suggestivo; io stesso me ne sono occupato nei miei studi, durante una ricerca sugli scritti anonimi di quella età.”
Allora Cristal si fece coraggio e, trepidante, chiese: “Se è così, professore, lei saprà come finisce questa storia?”.
Ma il professore non ebbe il tempo di rispondere, perché a quel punto le persone che si erano raccolte intorno cominciarono a tempestarlo di domande, ognuno aveva in proposito qualcosa da chiedere: perché, se questa è una storia appartenente a un libro preciso, chiedeva la gente, ci sono in proposito versioni diverse e come era possibile che tutti loro erano a conoscenza di una storia scritta in persiano tanti secoli prima, e perché poi, infine, quell’uomo vestito da re asseriva di essere proprio lui il protagonista di una storia che si rivelava soltanto di fantasia.
Il professore invitò tutti alla calma e, poiché la biblioteca dove avrebbero potuto consultare il testo che conteneva il racconto era nelle immediate vicinanze, disse loro che sarebbe stato felice di accompagnare in quell’edificio i passanti interessati alla chiarificazione dei fatti.
Ci fu un unanime coro di entusiasmo e così, tutti insieme si avviarono alla biblioteca nazionale.
Anche Cristal, pur nell’estrema commozione che lo rendeva fragile, preoccupato, decise di recarsi insieme a tutti gli altri passanti in quel luogo chiarificatore, raccogliendo le ultime forze che gli rimanevano.
Nell’avviarsi verso la biblioteca, vedendo che la costruzione aveva una forma geometrica esagonale, così come l'aveva vista nel sogno,

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immaginò di imbattersi in un edificio somigliante alla sua visione. Ne parlò al professore, gli raccontò del suo sogno e chiese poi se questo edificio era anch’esso un esagono illimitato, che conteneva tutte le possibili variazioni dei segni ortografici.
Con molta calma e disponibilità, il professore gli rispose: “Lei è in errore, signore, certamente la biblioteca di cui parla non è esistente in questa realtà, perché lo strano labirinto in cui viene invischiata la nostra mente e che è stato l’oggetto della sua visione non è altro che la “Biblioteca di Babele” frutto della fantasia di George Luis Borges.”
Cristal era veramente al limite delle forze di sopportazione, quando tra questi pensieri fu preso da un nuovo inquietante dubbio: ma se Cristallia non fosse mai esistita insieme con la biblioteca che aveva sognato, in questo modo anche lui, in fondo, non sarebbe stato altro che un segno!
Allora, trepidante, con gli occhi ansiosi, fece un’ultima domanda al professore: “ Ma lei crede, professore, con la sua esperienza, che il vissuto e l’immaginario abbiano in fondo una matrice comune? ”
Il professore ebbe un attimo di esitazione; fermò i suoi passi, poi, con un’aria greve, disse: “Questo non è dato a noi mortali saperlo, ma una cosa appare assai probabile, nel gran libro dell’universo ogni storia è un segno e tutte le storie del mondo, vissute o immaginate, insieme al tempo e allo spazio in cui si sono formate, si focalizzeranno in un punto d’incontro finale.
Ma questo punto, il professore continuò, non è quantificabile.
Assai più piccolo d’un granello di sabbia appartiene a quello spazio non percepibile né con strumenti, né con occhi, o forse è l’intero universo con tutte le sue stelle, i suoi pianeti, le sue costellazioni, i buchi neri e tutto il resto.
L’infinitamente piccolo, che ha la stessa valenza di ciò che è smisurato e incalcolabile. L’uno che si dilata in tutte le forme possibili delle sue proiezioni.
Il tutto che danza nella luce monocromatica dell’uno.
Cristal ascoltò queste parole con tutto il suo cuore e la sua anima, e alla fine sorrise di una tenera luce. In quello stesso istante si accorse che in lui si stava operando un cangiamento, qualcosa cominciava a mutare, il suo corpo stava ritornando alla trasparenza di un tempo…
Il buon re tornava a essere una particella indifferenziata unita al tutto: un segno nero su un pezzo di carta bianca, una nota musicale su uno spartito da concerto, un bambino al suo primo vagito, un vecchio canuto nell’ultimo istante che precede la morte, un geroglifico che un paziente egittologo s’apprestava a decifrare…

maria angelone
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Re: Figure esagonali composte da esagoni regolari.

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