R: paradossi

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Pasquale
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R: paradossi

Messaggio da Pasquale » mer dic 07, 2005 3:22 pm

Alcuni paradossi non discussi sono qui:

http://utenti.quipo.it/base5/logica/paradoss.htm
_________________

\text {     }ciao Immagine ciao
E' la somma che fa il totale (Totò)

Silver87
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R: Paradossi logici

Messaggio da Silver87 » mer ago 16, 2006 11:54 am

Provo a rispondere ad alcuni paradossi:

1. Il paradosso del mentitore
Epimenide diceva: Tutti i Cretesi sono mentitori"
Epimenide, che era Cretese, diceva la verità?

Epimenide diceva il falso, infatti se mente significa che non tutti i Cretesi sono mentitori, ma ciò non vuol dire anche che tutti dicano il vero. Il paradosso si risolve se consideriamo che il solo bugiardo sia Epimenide, dunque la sua affermazione risulta falsa perché gli altri Cretesi in verità dicono il vero, e lui che mente non crea pradossi.

2. Il paradosso del comma 22
Dal Codice Militare Spaziale del Pianeta Klingon.
Articolo 12, Comma 1.
L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia.
Articolo 12, Comma 22.
Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo.

Possiamo tradurre le affermazioni con 2 variabili "congedo" e "pazzia", entrambe le variabili possono essere o vere o false.
Comma 1) Se pazzia=vero Allora congedo=vero
Comma 22) Se congedo=vero Allora pazzia=falso
Ora combiniamo insieme le due affermazioni, teniamo conto che la condizione di pazzia va verificata prima del congedo, infatti nella seconda dice che se uno chiede il congedo è sano di mente, quindi le era già da prima, dunque riscriviamo il comma 22: Se pazzia=falso Allora congedo=vero
Mettiamo insieme: Se pazzia=vero And pazzia=falso Allora congedo=vero
L'unica cosa che è possibile dedurre è che secondo il Codice Militare Spaziale del Pianeta Klingon è impossibile chiedere il congedo perchè la variabile pazzia deve essere diversa da se stessa: cosa illogica.

3. Il paradosso di Parmenide
... detto anche paradosso del non essere.
E' possibile dare la definizione del non essere, di ciò che non è?

Ciò che non esiste, appunto perché non c'è, lo si può definire solo negando ciò che esiste, esempio: non ha forma, non ha colore, non ha peso, non c'è... quindi siccome queste affermazioni riguardo il non essere sono tutte vere, ciò che è vero esiste, dunque potremmo dire il "non essere" esiste. Però questo non è logico: chiamiano x il "non essere", e poniamo x=vero se esiste, e x=falso se non esiste, dunque il "non essere" è la negazione di ciò che è, quindi x=non vero quindi x=falso dunque il "non essere" non esiste, non si può né parlare né intendere ciò che non esiste, quindi quello che definiamo noi "non essere" è un concetto apparente, perché non possiamo nemmeno intenderlo (infatti usiamo la negazione di ciò che possiamo intendere) dunque risulta vero che "Tutto esiste" infatti x=non essere cioé x=non vero cioé x=falso quindi "non x=vero" ma "non x" significa tutto ciò che è al di fuori di una condizione impossibile quale è x=vero, allora secondo la logica tutto ciò che è, sarà per sempre, perché ciò che è, esiste poiché è logico, e questa condizione è vera per tutto ciò che è al di fuori dell'impossibile, inoltre ciò che è logico non potrà mai diventare illogico.

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Messaggio da Silver87 » mer ago 16, 2006 3:10 pm

4. Il paradosso dell'autoriferimento
Questa proposizione è falsa.

Poniamo la proposizione come x e traduciamo come: x=falso ora introduciamo l'autoriferimento cioè y è determinato dalla condizione risultante di x=falso, ma è anche vero che y=x poiché l'effetto y vero o falso determina x.
Dunque ammettiamo che x=falso è una condizione vera, tale condizione è y=vero, dunque x=falso and y=vero: impossibile poiché non è vero più che x=y. Ammettiamo che x=falso è una condizione falsa, tale condizione è y=falso, ma se y=falso allora è vero l'opposto dell'effetto di x=falso, cioé x=non falso, cioé x=vero, rimane y=falso, ma x è divero da y e quindi ancora impossibile. Questo paradosso può essere risolto se ha senso parlare di una variabile x che può essere diversa da se stessa, ma essendo una cosa illogica è impossibile.

5. Il paradosso di Achille e della Tartaruga
Achille fa una gara di corsa con una tartaruga. Poiché Achille è velocissimo e la tartaruga è lentissima decide di darle 1 metro di vantaggio.
In questo modo Achille non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga infatti:

per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 metro, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 10 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...
per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 10 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...
per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...
per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 mm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 0,1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...
Poiché questa situazione si ripete all'infinito, Achille, il corridore più veloce della Grecia, non raggiungerà mai la tartaruga.

Il paradosso nasce perché la considerazione dei passi di Achille e la tartaruga viene effettuata non con un tempo lineare alla distanza, ma con un tempo inversamente proporzionale alla distanza, più cresce il tempo e meno spazio si considera, dunque il paradosso è riconducile a questo caso: abbiamo un metro, siccome lo possiamo misurare e ne vediamo i limiti è dunque finito, eppure se iniziamo a dividerlo a metà, e poi la metà ancora divisa a metà e così via, continuiamo all'infinito e avremo sempre un pezzettino da dividere a metà e ora dunque potremmo dire che un metro è una distanza infinita. Però questo sappiamo che non è vero, in realtà se la fine del metro era il traguardo invece di camminare linearmente e raggiungerlo, la velocità va via via riducendosi fino a diventare infinitamente lenta, allo stesso modo immaginiamo la tartaruga con 1 metro di vantaggio e Achille che la raggiunge il traguardo, la scena viene rallentata con lentezza infinita man mano che Achille si avvicina alla tartaruga, così risulta che solo all'infinito la raggiungerà. Il paradosso è solo causato dal punto di vista mutevole.

6. Il paradosso del sorite
Non è possibile ottenere un mucchio di sabbia.
Infatti:

un granello non è un mucchio
due granelli non sono un mucchio
tre granelli non sono un mucchio
...
aggiungendo un granello a una cosa che non è un mucchio non si ottiene un mucchio.

Che paradosso è mai questo?? Se la definizione di mucchio fosse di precisione matematica, esempio se i granelli sono maggiori di 1000 è mucchio, altrimenti no. In questo caso arrivati a 1001 abbiamo un mucchio. Se per mucchio si intende "tanti granelli" il concetto è relativo al soggetto che valuta cos'è per lui "tanto" ma mettendone uno dopo l'altro, dopo 100 ore avremo riempito una stanza e dunque prima o poi il mucchio arriva.

8. Il paradosso della previsione
Un condannato a morte riceve un messaggio di questo tipo, da parte del boia.
L'esecuzione avverrà la settimana prossima in un giorno a sorpresa che tu non potrai in alcun modo prevedere.
Il condannato ragiona così:

non può essere sabato, perché giunto a venerdì senza essere stato ucciso, io potrei prevederlo;
non può essere neppure venerdì perché giunto a giovedì ancora vivo potrei prevederlo;
non può essere giovedì perché...
In conclusione, se il boia mantiene quanto ha detto, non può eseguire la sentenza!

Esaminiamo le riflessioni del condannato: lui morirà teoricamente un giorno tra lunedì e sabato. Non può essere sabato, perché arrivati a venerdì il solo giorno che rimane è sabato quindi può prevedere l'esecuzione. Non può essere venerdì, perché arrivato a giovedì potrebbe pensare "siccome sabato non posso morire altrimenti lo saprei, morirò certamente domani" ma così dicendo ancora lo prevede. Non può essere giovedì perché se è arrivato a mercoledì sa che giovedì non può rimanere in vita altrimenti prevede la morte, quindi l'esecuzione sarà di giovedì e lo prevede. E così via... Questo ragionamento sembra rendere certo il giorno d'esecuzione al condannato, eppure non è vero, infatti secondo i suoi ragionamenti non dovrebbe esser fatta l'esecuzione, se viene fatta in un giorno della settimana verrebbe meno la logica del presupposto, però rimane una questione: il condannato non può sapere in quale giorno il boia sceglie di infrangere questa logica! Quindi il boia dicendo "non puoi prevederlo" mantiene la sua promessa, siccome tutti i giorni sono scartati non può sapere quale giorno il boia sceglie.

9. Il paradosso dell'infinito
Immaginiamo un cinema con infiniti posti tutti numerati con i numeri interi.
I posti sono tutti occupati, ma ad un certo punto entrano 10 nuovi spettatori. Possono trovare posto?
Sì, basta dire ad ogni spettatore seduto di osservare il numero n del suo sedile e spostarsi nel sedile n+10.
Poiché per ogni n esiste n+10 tutti troveranno posto ed in più si libereranno i primi 10 posti.
Ma c'e di più: anche se fossero entrati 100 nuovi spettatori avrebbero tutti trovato posto a sedere.
Ma c'è di più: anche se arrivano non 10, non 100, non 1000, ma infiniti nuovi spettatori, c'è ugualmente posto per tutti!
Come?
Basta dire ad ogni spettatore seduto di osservare il numero n del suo sedile e spostarsi nel sedile 2xn.
In questo modo vengono occupati solo i posti pari e si liberano tutti i posti dispari, che sono infiniti.
Dite che ci sarà una gran confusione?

Se esistono infiniti posti e sono tutti occupati non può venire neanche una persona, infatti c'è un inganno nel quesito, si fanno spostare le persone al posto dopo, ma il posto dopo è occupato, allora si chiede di scorrere all'infinito, ma mentre la gente si alza dal posto per andare a quello successivo è come un numero che non sta più nella retta dei numeri, e DOPO si reinserisce, ma invece può spostarsi SOLO se il posto è libero, quindi prima di alzarsi dovrebbe chiedere a quello di fianco: "Puoi scorrere di un posto così che io prendo il tuo?" e cosa farà il compagno? Rivolgerà la stessa domanda al "numero" successivo e questa domanda verrà fatta all'infinto, dunque la nuova "persona" che voleva inserirsi aspetterà in eterno e non si libererà mai un posto per lei.

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Messaggio da Admin » mer ago 16, 2006 7:43 pm

Una soluzione molto bella del paradosso di Achille e la tartaruga è la seguente:
5. Il paradosso di Achille e della Tartaruga
Achille fa una gara di corsa con una tartaruga. Poiché Achille è velocissimo e la tartaruga è lentissima decide di darle 1 metro di vantaggio.
In questo modo Achille non riuscirà mai a raggiungere la tartaruga infatti:

1. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 metro, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 10 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...
2. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 10 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 cm e quindi sarà ancora in vantaggio...
3. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 cm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...
4. per raggiungere la tartaruga Achille dovrà percorrere 1 mm, ma nel frattempo la tartaruga avrà percorso 0,1 mm e quindi sarà ancora in vantaggio...

Poiché questa situazione si ripete all'infinito, Achille, il corridore più veloce della Grecia, non raggiungerà mai la tartaruga.
Anzitutto dal testo si suppone che la velocità di Achille sia 10 volte quella della tartaruga (un pò pochino! comunque...);
dunque, lo spazio totale percorso dalla Tartaruga ci è dato dal metro iniziale di vantaggio + un decimo di metro + 1 centesimo di metro + etc.;
ossia ci è dato dalla somma:

1+\frac{1}{10}+\frac{1}{100}+\frac{1}{1000}+\cdot\cdot\cdot+\frac{1}{10^{n-1}}+\cdot\cdot\cdot

che è una serie geometrica convergente di ragione \frac{1}{10}.
La somma dei primi n termini della serie è nota ed è:

S_n = \frac{1-q^{n+1}}{1-q}

dove q è la ragione.

Quindi per la nostra serie si ha S_n = \frac{1-\frac{1}{10^{n+1}}}{1-\frac{1}{10}}=(1-\frac{1}{10^{n+1}})\cdot \frac{10}{9}=\frac{10}{9}-\frac{1}{9\cdot 10^n}

quindi per n\rightarrow\infty si ottiene lo spazio totale percorso dalla tartaruga ossia S_{\infty}=\frac{10}{9}=1,\bar{1}

Per cui Achille raggiungerà la tartaruga, è solo una questione di tempo!

infatti supponendo che la velocità di Achille sia di 1\, m/s egli ragguingerà la tartaruga dopo 1,\bar1\,sec.

P.S.: a proposito di infinito, dove è finito il nostro "infinito"? è parecchio che non si vede...
P.P.S.: nella fretta mi ero dimenticato; grazie Pasquale per la segnalazione sui paradossi; provvedo ad aggiornare il topic degli irrisolti.

Ciao
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Messaggio da Alan » lun ago 21, 2006 9:21 am

Silver87 ha scritto:6. Il paradosso del sorite
[...]
Che paradosso è mai questo?? Se la definizione di mucchio fosse di precisione matematica, esempio se i granelli sono maggiori di 1000 è mucchio, altrimenti no. In questo caso arrivati a 1001 abbiamo un mucchio. Se per mucchio si intende "tanti granelli" il concetto è relativo al soggetto che valuta cos'è per lui "tanto" ma mettendone uno dopo l'altro, dopo 100 ore avremo riempito una stanza e dunque prima o poi il mucchio arriva.
Ma che discorso... È ovvio che il mucchio arriva! Il paradosso sta nel fatto che, stando a quei cinque assiomi, non potremo mai avere un mucchio in quanto1000 granelli (ad esempio) non sono un mucchio perché 999 non lo sono e 999 non lo sono perché 998 non lo sono e 998 non lo sono [...] perché 3 non lo sono. Se i granelli di partenza fossero 10.000 o 100.000.000 o qualunque altro numero, il ragionamento non cambiava. Così, applicando pedissequamente gli assiomi, non si può mai avere un mucchio quando -ovviamente!- ammassando granelli prima o poi lo si ottiene.

Silver87 ha scritto:9. Il paradosso dell'infinito
[...]

Se esistono infiniti posti e sono tutti occupati non può venire neanche una persona, infatti c'è un inganno nel quesito, si fanno spostare le persone al posto dopo, ma il posto dopo è occupato, allora si chiede di scorrere all'infinito, ma mentre la gente si alza dal posto per andare a quello successivo è come un numero che non sta più nella retta dei numeri, e DOPO si reinserisce, ma invece può spostarsi SOLO se il posto è libero, quindi prima di alzarsi dovrebbe chiedere a quello di fianco: "Puoi scorrere di un posto così che io prendo il tuo?" e cosa farà il compagno? Rivolgerà la stessa domanda al "numero" successivo e questa domanda verrà fatta all'infinto, dunque la nuova "persona" che voleva inserirsi aspetterà in eterno e non si libererà mai un posto per lei.
Non ne sono affatto convinto. Parliamo di persone e non di numeri. Se ogni persona si alza contemporaneamente e ognuno si siede nel posto libero successivo (che è libero, perché lo spettatore di quel posto si è alzato), ecco che la cosa funziona benissimo.



Alan

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Messaggio da Admin » lun ago 21, 2006 10:42 am

Ciao Alan,
mi fa piacere risentirti!

condivido ciò che dici;
a mio parere c'è ambiguità nelle affermazioni:

"Il cinema ha infiniti posti.
I posti sono tutti occupati."


... in realtà è il concetto di infinito ad essere "strano" ...

io intendo così:

N° posti del cinema = \infty
N° persone presenti = \infty

quindi tutti i posti sono occupati;

se arriva una nuova persona la situazione diventa:

N° posti del cinema = \infty
N° persone presenti = \infty+1 = \infty

quindi tutti i posti sono nuovamente occupati ed è stata aggiunta una persona.

Ciao
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Messaggio da Alan » lun ago 21, 2006 11:21 am

Ciao! Quando posso faccio una piccola capatina da queste parti... :D

In effetti, ripensandoci con la calma alla luce di quello che hai scritto, credo che Silver87 considerasse la risoluzione in modo pratico ("se le nuove persone sono 10000, come possono i vecchi spettatori alzarsi ed andare nel posto n+10000 in un tempo finito, o per lo meno ragionevole per le 10000 persone nuove?") mentre credo che il creatore del paradosso abbia pensato in astratto, come hai fatto tu, cioè
\infty+1 = \infty
e
\infty+10000 = \infty
e
\infty + \infty = \infty.

Da ciò deriva la disparità di vedute...



Alan

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Posti al cinema

Messaggio da Silver87 » mar ago 22, 2006 8:57 pm

Le vostre considerazioni sull'infinito mi hanno dato qualche dubbio, effettivamente sono stato precipitoso nel trattare la questione realmente come un gruppo di persone. L'esempio INF + 1 = INF (che è vero!) Significa che avendo il cinema INF posti, possono starci INF persone, o INF + 1 persone (o tante di più...) Bhé che dire!! Una paradosso davvero contro la logica quotidiana!! Eppure ora son più convinto che sia vero.

Quelo
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Messaggio da Quelo » mer ago 23, 2006 11:28 am

Il paradosso dell'infinito

Secondo me il paradosso non regge, l'infinito è un concetto teorico che non si può applicare ad un caso pratico come il cinema e le persone. Comunque la soluzione è semplice: se stanno tutti seduti chi entra non troverà mai posto, perché tutti i posti sono occupati, se si alzano tutti insieme, possono entrare tutte le persone che vogliono che ci sarà sempre posto per tutti, perché ci sono infiniti posti liberi.

Il paradosso del sorite
aggiungendo un granello a una cosa che non è un mucchio non si ottiene un mucchio --> non è possibile ottenere un mucchio di sabbia

Dov'è il paradosso ?
E' l'assioma di partenza che contraddice la realtà, non la conclusione!
Dove sta scritto che aggiungendo un granello a una cosa che non è un mucchio non si ottiene un mucchio !!!
Sergio

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Massimo
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Re:

Messaggio da Massimo » mar lug 15, 2008 8:22 am

Silver87 ha scritto: 9. Il paradosso dell'infinito
Immaginiamo un cinema con infiniti posti tutti numerati con i numeri interi.
I posti sono tutti occupati, ma ad un certo punto entrano 10 nuovi spettatori. Possono trovare posto?
Sì, basta dire ad ogni spettatore seduto di osservare il numero n del suo sedile e spostarsi nel sedile n+10.
Poiché per ogni n esiste n+10 tutti troveranno posto ed in più si libereranno i primi 10 posti.
Ma c'e di più: anche se fossero entrati 100 nuovi spettatori avrebbero tutti trovato posto a sedere.
Ma c'è di più: anche se arrivano non 10, non 100, non 1000, ma infiniti nuovi spettatori, c'è ugualmente posto per tutti!
Come?
Basta dire ad ogni spettatore seduto di osservare il numero n del suo sedile e spostarsi nel sedile 2xn.
In questo modo vengono occupati solo i posti pari e si liberano tutti i posti dispari, che sono infiniti.
Dite che ci sarà una gran confusione?
infinito non è un numero! è un limite,
in un insieme contenente un numero discreto di elementi posso sempre dire che "contiene X elementi".
in un insieme contenente infiniti elementi invece posso sempre dire "posso pensare a un numero Y grande a piacere ed essere sicuro che nell'insieme conterò almeno Y elementi".
poco importa cosa succede nello specifico al Y+1esimo elemento in quanto avendo scelto Y a piacere, ho sufficienti elementi per poter dire che all'Y+1esimo elemento non capita qualcosa di strano...

passando ora al cinema e considerando Y=20 inizialmente vedrò in ogni posto un occupante, se faccio alzare tutti per farli traslare di 10 posti per 10 nuovi spettatori, al termine potrò contare i soliti Y posti e controllarne il contenuto (uno spettatore ogni posto). Avendo scelto Y nuovamente a piacere (1000 controlli possono bastare? :lol: ) sicuramente i nuovi spettatori non portano a lasciare in piedi nessuno.

in altri termini: il concetto di infinito permette di non valutare la condizione al contorno proprio perchè infinito non appartiene all'insieme dei numeri (in questo caso numeri naturali). il paradosso si basa sul fatto che si interpreta un non-numero come se fosse un numero quindi formalmente il testo del paradosso è privo di senso.
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Maury
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Re: R: paradossi

Messaggio da Maury » sab nov 21, 2009 8:47 pm

9. Il paradosso dell'infinito
Immaginiamo un cinema con infiniti posti tutti numerati con i numeri interi.
I posti sono tutti occupati.

Non capisco bene dove sta il paradosso. Ci sono infiniti posti occupati.
Cioè infiniti posti. Aggiungere persone è come aggiungere posti (poichè le persone li occuperebbero.)
Ma che senso ha aggiungere 10 all'infinito?
Senza contare che per fare spostare infinite persone bisogna aspettare all'infinito che le persone si alzino e all'infinito per dirglielo pure, poi all'infinito che si liberino i posti, eccetera.
A me sembra che se l'infinito non ha una fine, allora non si ferma, quindi non abbiamo mai il tempo per eseguire nessuna operazione.
Questi "paradossi" nascono dalla sintassi della lingua, giusto? Quindi farne matematica voldire
tradurli. Solo che a quel punto il paradosso non cè piu'.
Siccome i posti sono infiniti e occupati e l'infinito va avanti all'infinito allora non esistono persone da aggiungere.
A questo punto sarebbe interessante riformulare i problemi per sentire come suonano!

Una cosa tipo:
9. Il paradosso dell'infinito
C'è un cinema con infiniti posti.
Tutti sono seduti e non arriva piu nessuno.
Mi sembra piu corretto.
-----------------------------------------
6. Il paradosso del sorite
Non è possibile ottenere un mucchio di sabbia.
Infatti:

un granello non è un mucchio
due granelli non sono un mucchio
tre granelli non sono un mucchio
...
aggiungendo un granello a una cosa che non è un mucchio non si ottiene un mucchio.

E' giusto dire che il vocabolo mucchio indica un'impressione non una quantità?

delfo52
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Re: R: paradossi

Messaggio da delfo52 » sab nov 21, 2009 9:22 pm

è giusto, e non è giusto.
su questi problemi si potrebbe discutere assai, direi.....all'infinito...
il problema è che, inserendo certi concetti "infiniti" nel ragionamento matematico, Cantor e tanti dopo di lui hanno compiuto oggettivi progressi nella teoria della matematica.
Ciò non toglie che, quando si parla "tra persone normali" questi, e molti altri ragionamenti, fanno acqua da molte parti. ma non significa che non siano giusti, in tutto o in parte.
Mi viene in mente un paragone, al limite del sacrilego.
Quando diciamo che esiste un Dio eterno che ha fatto questo e quest'altro, e raccontiamo gli avvenimenti come se fossero inseriti in quella cosaa che chiamiamo "tempo", facciamo forse qualcosa di simile al paradosso del cinema coi posti occupati. Un Dio eterno, si situa in un tempo infinito, in cui forse non hanno senso concetti per noi normali, obbligatori, come il "prima", il "dopo". E se il tempo infinito è un "non tempo", anche il concetto di "onniscienza", di "pre-veggenza" non hanno senso.
Qualcuno ricorda "mattatoio 5" di Vonnegut ? o la versione cinematografica di Herbert Ross ?
Enrico

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Re: R: paradossi

Messaggio da panurgo » sab nov 21, 2009 10:41 pm

Li ricordo bene ma i trafalmadoriani, essendo onniscienti, sono ben lungi dall'essere onnipotenti: le cose sono così; se qualcuno le potesse cambiare essi non potrebbero sapere come sono le cose nel futuro. :wink:
il panurgo

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Re: R: paradossi

Messaggio da delfo52 » dom nov 22, 2009 10:50 am

hai ragione. quello che cambia, nella mente di un trafalmadoriano (se abbiamo qualche speranza di capire che cosa e come pensino), è che , non essendoci un prima e un dopo (come li intendiamo noi), il concetto stesso di pre-scienza, e il desiderio di cambiare il corso delle cose, forse non ha ragione di essere.
In effetti anche nella dottrina cristiana, si dice che non si deve, non si può, non ha senso, cercare di capire che cosa pensa il Creatore, e perchè fa, o lascia fare certe cose.
Restando in tema teologico, se è difficile applicare questi ragionamenti al Dio padre (con cui ce la possiamo cavare, dicendo che che è "troppo onni-tutto" per le nostre menti), la cosa diventa ancora più ostica, quando abbiamo a che fare col Figlio, "vero Dio e vero uomo". Come uomo, che tipo di conoscenza aveva? Sono conciliabili le due cose ?
Lo ammetto, sono un poco off topic !
Enrico

Maury
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Re: R: paradossi

Messaggio da Maury » dom nov 22, 2009 5:09 pm

Non sarei daccordo.
Penso che prima di tutto i termini del linguaggio vadano risolti, ovvero assegnare ad ogni termine un significato. I significati fanno parte di un insieme, un gruppo. Se nessun significato si ripete non si possono creare paradossi. Per farlo bisogna usare due volte lo stesso elemento in una sola sequenza di operazioni. Che è un'errore apunto.
Cioè il termine "infinito" indica un insieme di operazioni, "mucchio" anche , eccetera.
Non credo esistano simili paradossi una volta riscritti in termini matematici.
Ma sono nel giusto se dico che l'infinito non sta fermo? Quindi non si puo' aggiungere qualcosa nè alla fine ne all'inizio. Dunque scrivere una frase con "infinito" e poi scrivere "togliere" o altro è un errore.
Quindi questi paradossi "esistono" perchè il significato dei termini fluttua, non è chiaro, nella mente di chi formula il paradosso.

Io ho raggiunto la conclusione che il paradosso sussiste finchè si fa confusione fra gli elementi.
Una volta definiti gli elementi la confusione non cè piu.
Quindi non esistono i paradossi. Esistono gli errori.

Per esempio "mente". Un essere che è eterno pero' possiede una mente. Ma è illogico che un essere eterno abbia una mente. La mente è un sistema fisico, reale. Non puoi avere un essere in tempo immaginario con una mente nel tempo reale.
Continua insomma e sembrarmi un problema di confusione di elementi di due diversi insiemi.

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